CAPITOLO PRIMO DAL TITOLO: QUANDO UN UOMO VA ALL'IKEA
Quando un uomo, che per giunta vive da solo, va all’Ikea, è perché ha immediato bisogno di qualcosa.
Quando un uomo va all’Ikea sa perfettamente cosa prendere. Ha sfogliato il catalogo online, ha preso scrupolosamente le misure, ha controllato sul sito la disponibilità dell'oggetto ricercato nel punto vendita più vicino, ha annotato settore e scaffale in cui il mobile si trova. Tutto ciò per ottenere uno scopo essenziale: ottimizzare i tempi.
L’uomo, che per comodità chiameremo uomo-Ikea, a questo punto lascia la sua dimora approfittando di una momentanea interruzione dell'incessante scrosciare della pioggia, raggiunge la sua auto e si avvia alla volta della tangenziale est. Sono le 16.10.
Il primo incidente di percorso sulla strada dell’uomo-Ikea è un incidente vero e proprio. C’è una Lancia Y spiattellata sul guardrail che rallenta notevolmente l’andatura degli andanti, fra lampeggianti che lampeggiano, ambulanze che ambulanzano, vigili che vigileggiano. Dopo circa mezz’ora, l’uomo-Ikea riesce comunque a raggiungere l’agognato ingresso in tangenziale, e si avvia quindi spedito in direzione nord.
Il secondo incidente di percorso si chiama coda all’uscita di Carugate. L’uomo-Ikea perde così un’altra ventina di minuti per lasciare la tangenziale e raggiungere il parcheggio dell’Ikea, altrimenti noto come Pärkeggyïo. Il Pärkeggyïo, ovviamente, è pieno. L’uomo-Ikea impreca e comincia a girare in tondo finché trova un buco e lesto ci si infila.
Il terzo incidente di percorso si chiama casino. Già, perché l’uomo-Ikea stupidamente crede che più o meno tutti facciano come lui. Invece no. La realtà è che più o meno tutti girano senza meta con borse gialle, carrelli, matite e altri ammennicoli, fra cui una serie di persone corte, note anche come bambini, piuttosto irrequiete e vocianti. La velocità di crociera è ridotta ai minimi termini. L’uomo-Ikea però con un colpo di reni riesce rapidamente a divincolarsi e sgusciando fra la folla si avvia verso il reparto in cui si trova il suo obiettivo.
Il quarto incidente di percorso si chiama carrello. Non ce n’è manco uno. C'è solo un buco dal quale i carrelli dovrebbero sbucare, con una lunga coda di gente in attesa. L'uomo-Ikea a questo punto tira fuori l'Übermensch che c'è in lui, se ne fotte del carrello e decide che portare in mano fino alla cassa un pacco di 30 kg, dopo mesi di palestra, in fondo non sarà poi così impossibile. L'uomo-Ikea in effetti non riscontra particolari problemi nel portare a termine il suo compito, e confida di trovare un carrello abbandonato nel parcheggio subito oltre l'uscita, cosa che puntualmente si verifica. A questo punto l'uomo-Ikea può comodamente raggiungere la sua auto, caricare il pacco nel baule, abbandonare a sua volta il carrello nel parcheggio perché chissa, magari potrà servire a qualcun altro, sfumacchiarsi una sigaretta e mettere in moto.
Il quinto incidente di percorso si chiama coda per rientrare in tangenziale. L'uomo-Ikea però l'aveva messo in conto, quindi si mette il cuore in pace e legge il Corriere mentre cerca di imboccare la rotonda. L'uomo-Ikea riesce infine a guadagnare la tangenziale e a rientrare in città.
Il sesto incidente di percorso si potrebbe chiamare parcheggio. Ma non c'è nessun incidente di percorso, perché l'uomo-Ikea raggiunge Porta Venezia, gira a destra, poi nuovamente a destra, percorre la sua via pregando e, quando si trova a dieci metri dall'ingresso di casa sua, vede un'auto parcheggiata che lascia il suo prezioso posto a bordo strada. L'uomo-Ikea, trionfante, parcheggia, apre il baule, estrae il pacco dal medesimo, entra in cortile, chiama l'ascensore, sbarca al quarto piano, percorre il ballatoio, apre la porta, entra in casa, poggia il pacco e richiude la porta. Sono le 19.42.
Poi, certo, il mobile bisognerà montarlo. Ma questa è un'altra storia.